ORA BASTA!!!



Se la Spending review non sarà modificata in Parlamento, nel settore delle farmacie private perderanno il lavoro circa 20 mila persone, in media poco più di una persona per esercizio farmaceutico. A preoccupare in particolare la situazione economica delle farmacie già fortemente compromessa e messa in ulteriore pericolo dai tagli decisi dal Governo, che hanno portato praticamente a zero la redditività sui medicinali forniti ai cittadini in regime di Ssn. A ciò si aggiunge la prossima apertura di 5000 nuove farmacie. «La norma sull'aumento dello "sconto" (fissato al 3,85%) obbligatorio da fare al Servizio sanitario nazionale contenuto nel decreto sulla revisione della spesa costerà alle farmacie 220 milioni di euro l'anno – spiega Clara Mottinelli, presidente di Federfarma Brescia – A questo ovviamente dobbiamo aggiungere i 600 milioni di euro che dovremo pagare se ci sarà lo sforamento della spesa territoriale. È chiaro a tutti che le farmacie ormai sono in ginocchio e che in queste condizioni diventa difficile andare avanti, considerato che si lavorerà in perdita. La questione oggi non è aprire 5.000 nuove farmacie, ma è evitare che 5.000 farmacie chiudano! Fino ad oggi le farmacie hanno fatto di tutto per non licenziare i propri dipendenti, ma presto saremo obbligati ad imboccare anche questa strada. In questi anni la farmacia non ha licenziato non perché non vi fosse la necessità, ma perché licenziare un collaboratore in una microimpresa è diverso che licenziare 1.000/10.000 operai delle grandi imprese o multinazionali. Per noi titolari i nostri collaboratori hanno una faccia e un nome, sono persone con cui condividiamo la giornata, mentre nella grande azienda i dipendenti sono solo una voce di costo come tante altre.
Il governo con interventi miopi sta facendo saltare uno dei sistemi più efficienti al mondo sia per quanto riguarda il servizio al cittadino nell’erogare prodotti, consigli e farmaci, sia per la sua funzione di “luogo” socialmente utile per la comunità di appartenenza. La farmacia è rimasta uno dei pochissimi “luoghi di comunità”, dove il cittadino si sente protetto e può instaurare una relazione empatica e positiva con un professionista che conosce la sua storia personale e le sue problematiche. E’ definitivamente giunto il momento di sedersi intorno ad un tavolo per ridiscutere una nuova remunerazione delle farmacie».