Farmacie Rurali: una risorsa da difendere



Brescia, 21 luglio 2011 - L’Unione Nazionale Consumatori ha commissionato uno studio economico al RESc. Dalla ricerca emerge come una liberalizzazione ridurrebbe drasticamente il numero delle farmacie rurali, lasciando intere zone sfornite di questo indispensabile presidio.


Le liberalizzazioni sono un tema su cui da tempo si sta dibattendo e che vede le categorie interessate dividersi tra “favorevoli” e “contrari”.
Al fine di comprendere i reali costi-benefici di un’eventuale deregolamentazione del settore, l’Unione Nazionale Consumatori ha commissionato un’analisi economica ad un autorevole pool di studiosi del RESc (Ricerche Economiche Società cooperativa).
La ricerca, dal titolo “Processi di liberalizzazione e funzioni di servizio pubblico: il caso delle farmacie rurali”, è stata presentata oggi a Brescia, presso l’AC Hotel, dalla Sezione di Brescia dell’Unione Nazionale Consumatori. Relatore il prof. Stefano Fantacone, Consulente Specializzato in Analisi macro-economiche.

I partecipanti

Sono intervenuti come relatori, oltre al prof. Fantacone, anche Giorgio Agnellini, Presidente Sezione di Brescia dell’Unione Nazionale Consumatori e Franca Biglio, Presidente dell’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia.
Sono stati invitati a presenziare alla giornata anche Clara Mottinelli, Presidente Federfarma Brescia e Presidente dei Titolari di Farmacia Rurale di Federfarma Lombardia, Alfredo Orlandi, Presidente Sunifar, Luigi Sauro, Vice-Presidente Sunifar ed alcuni Sindaci dei Comuni della Provincia di Brescia, fra cui Marco Marchi di Barbariga e Andrea Dal Prete di Polpenazze del Garda.

La ricerca

La ricerca spiega cosa accadrebbe nel caso in cui si assistesse ad un processo di liberalizzazione che eliminasse i criteri di regolazione ex-ante dell’insediamento delle farmacie sul territorio: proprio il caso delle farmacie rurali (quelle situate nei Comuni o nei centri abitati con meno di 5.000 abitanti, che in Italia sono oltre 6.000) è al centro dell’analisi, perché sono questi esercizi a garantire la capillarità sul territorio, piccole realtà che soddisfano, però, una domanda socialmente importante, proveniente dai territori marginali e con basso bacino di utenza.
La ricerca ha preso in esame, come campione geografico, la provincia di Chieti, mostrando in maniera evidente come, in caso di liberalizzazione, la distribuzione si concentrerebbe solo nelle zone di maggiore redditività con relativo abbandono delle zone marginali.
L’Unione Nazionale Consumatori ha deciso di coinvolgere nell’indagine anche i piccoli Comuni italiani, come pubbliche amministrazioni direttamente interessate al fenomeno delle liberalizzazioni.
La presidente dell’ANPCI (Associazione Nazionale Piccoli Comuni Italiani) Franca Biglio ritiene che “le farmacie siano un punto fermo, un presidio sul territorio esattamente come il municipio, l’ufficio postale, la scuola, l’esercizio commerciale, poiché rappresentano un servizio universale indispensabile per la persona e danno una risposta concreta alla gente che vive le situazioni più disagiate nel Paese. Si tratta - prosegue Franca Biglio- soprattutto dei piccoli comuni collinari e montani a forte rischio idrogeologico, i cui abitanti vanno premiati perché custodiscono anche il territorio. Questi servizi, non solo le farmacie, ma anche gli uffici postali, le scuole, gli esercizi commerciali aiutano, dunque, anche ad arginare lo spopolamento”.
Clara Mottinelli, Alfredo Orlandi e Luigi Sauro hanno sottolineato l’importanza della ricerca, che dimostra con dati precisi come non si possa scardinare un sistema che funziona bene. “La Farmacia - hanno sottolineato - garantisce una tutela indispensabile agli abitanti delle zone rurali, che spesso sono anziani soli, vivono in cascinali sparsi e sono privi di mezzi di trasporto: queste persone sarebbero obbligate a trasferirsi se non potessero contare sulla farmacia sotto casa”.



Per maggiori informazioni:
dott.ssa Annalisa Cavaleri
Ufficio Stampa Federfarma Brescia
cell. 328 2127506